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Prospettive livornesi.it la fascia costiera toscana nell'era della globalizzazione
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Per leggere il testo integrale del nostro documento sullo sviluppo economico locale clicca qui. Di seguito pubblichiamo i punti 1.2; 1.3; 1.4.
1.2. La fragilità strutturale dell’economia italiana viene aggravata dalle politiche e dalle non politiche del centrodestra.
L’ Italia è stata colpita in modo particolarmente rilevante dalla crisi globale e rischia di pagarne le conseguenze peggiori poiché è costretta ad affrontarla con il peso dei suoi squilibri storici e delle sue debolezze strutturali e con le distorsioni provocate dalle politiche e dalle scelte del Governo di centrodestra in carica.
E’ corretto affermare che la crisi italiana ha assunto progressivamente diverse dimensioni. Prima si è manifestata in termini finanziari, anche se con intensità meno drammatiche rispetto ad altre aree del mondo; successivamente - ma in tempi rapidi - si è manifestata in termini economici provocando un esteso processo di recessione; subito dopo la crisi economica e finanziaria ha provocato danni profondi nel tessuto sociale con fenomeni estesi e spesso drammatici di espulsione dal processo produttivo di fasce molto estese di lavoratrici e di lavoratori di alta, di media e di bassa qualificazione professionale. Anche il 2010, da questo punto di vista, sarà un anno difficile.
Le prime vittime della crisi sono state le donne e i giovani; ma anche le persone over 50. Prima di tutto sono stati colpiti i lavoratori assunti mediante contratti a tempo determinato e in forme precarie.
La crisi del lavoro ( disoccupazione, cassa integrazione nelle sue varie modalità, mobilità, offuscamento di nuove prospettive di impiego ) è stata particolarmente pesante nel comparto industriale, ma sarebbe un limite conoscitivo e un errore di valutazione non cogliere le pesanti conseguente che tale crisi del lavoro ha avuto nell’agricoltura, nel turismo, nell’artigianato, nel commercio e, più in generale, nel mondo dei servizi.
Spesso in forme molecolari e meno evidenziate dai grandi organi di informazione si sono verificate espulsioni dal tessuto della produzione e dei servizi le cui conseguenze sono state doppiamente pagate dai lavoratori interessati molti dei quali oltre a perdere il posto di lavoro non hanno avuto neppure la possibilità di beneficiare dei modesti strumenti offerti dagli ammortizzatori sociali.
Il lavoro dipendente, il lavoro autonomo, le professioni pagano il prezzo della crisi. Ma lo pagano anche le piccole e medie imprese spesso strangolate dalla mancanza del credito o dalle incredibili dilazioni nei pagamenti ad esse dovuti da parte della Pubblica amministrazione o delle grandi imprese.
Nell’eurozona ( ovvero nell’area più industrializzata d’Europa, che si è dotata di una moneta unica e con la quale dobbiamo fare le necessarie comparazioni ) l’Italia è l’anello più fragile a causa delle sue debolezze strutturali aggravate dalla totale mancanza di una politica economica efficace del Governo di centrodestra.
Sin dall’inizio il Governo di centrodestra in Italia prima ha negato e poi ha minimizzato la crisi spargendo ottimismo senza alcun fondamento. Il Governo americano di Obama, oltre a salvare il sistema bancario degli Stati Uniti mobilitando a tal proposito somme ingenti, ha avviato una forte politica di investimenti pubblici e privati nell’area della green economy, delle infrastrutture, della qualità urbana; e proprio in questi giorni è impegnato in una svolta epocale finalizzata ad affermare anche nel Nord America una seria riforma sanitaria per rendere la salute un diritto universalistico e non limitato ai ceti sociali più abbienti.
Nella stessa Europa Governi di diversa composizione politica hanno avviato massicci programmi di investimenti per rafforzare le proprie economie e le proprie industrie, in particolare quelle automobilistiche e quelle strategiche. Molto diversamente, purtroppo, ha fatto l’Italia.
1.3. La situazione economica del Paese è peggiorata negli ultimi 18 mesi. La totale inadeguatezza della Legge Finanziaria per il 2010.
Il Governo italiano guidato dal centrodestra, invece, si è caratterizzato per scelte errate ( lo scudo fiscale che premia gli evasori e colpisce alla radice la necessaria fedeltà fiscale; il mantenimento del precariato nella scuola e nella pubblica amministrazione; la privatizzazione selvaggia dell’acqua; e molto altro ancora ), ma in particolare si è distinto per l’inattività, per l’immobilismo e per l’assenza di una efficace politica economica e sociale.
In questa cornice si colloca la Legge Finanziaria 2010.
Come afferma la nostra relazione di minoranza presentata in Parlamento: “ La legge finanziaria per l'anno 2010, all'esame del Senato in prima lettura, è un documento privo di contenuti significativi e in quanto tale rappresenta una risposta debole e del tutto inadeguata alle difficoltà economiche e finanziarie che coinvolgono l'intero tessuto sociale e produttivo del Paese “. “ Mentre il Governo continua a ripetere che "la crisi economica è ormai alle nostre spalle" e che non sono necessari ulteriori interventi di sostegno dei consumi e della produttività, la realtà dei numeri e le recenti audizioni svolte in 5^ Commissione Bilancio del Senato evidenziano, al contrario, che per il nostro Paese il peggio è drammaticamente di fronte a noi “.
Un giudizio altrettanto critico lo diamo sulla Finanziaria 2010 ora in discussione alla Camera dei deputati.
Nonostante l’immobilismo del Governo che ha sempre respinto la proposta del Partito Democratico di effettuare una manovra economica espansiva e anticiclica pari all’1% del PIL e che ha sempre giustificato questo rifiuto riferendosi alla gravità del deficit annuale del bilancio dello Stato e alla pesantezza dell’indebitamento storico del Paese da far rientrare entrambi, tutti i dati macroeconomici del Paese e della sua finanza pubblica sono peggiorati in termini di deficit annuale, di indebitamento accumulato, di PIL, di pressione fiscale e di occupazione.
Un vero miracolo diabolico.
Vediamo alcuni dati essenziali.
Debito pubblico, deficit annuale, pressione fiscale, disoccupazione.
Dopo anni di iniziative di contenimento della spesa pubblica e di costante rientro del debito pubblico verso la soglia del 100 per cento del PIL, nel breve volgere di un anno, il debito pubblico è tornato ai livelli di oltre 15 anni fa e il suo volume globale salirà al 117,3% nel 2010 per restare in media attorno al 115% fino a tutto il 2013; il livello di deficit annuale nel 2009, ha comunque raggiunto il 5,3% del PIL e si manterrà ben al di sopra del 3% fino a tutto il 2011; per la prima volta dall'inizio degli anni novanta il saldo primario risulta in disavanzo di mezzo punto percentuale; la spesa corrente al netto degli interessi raggiunge nell'anno in corso il 43,1% del PIL, con un aumento di ben 2,7 punti rispetto al 2008 e - ciò che è più grave - è programmata ben al di sopra del livello raggiunto nel 2008 fino a tutto il 2013; la pressione fiscale si è accresciuta, nel 2009, fino al 43% del PIL, e si manterrà vicina a questa soglia record fino al 2013, cioè per l'intera legislatura.
Per effetto di tale situazione, lo scorso 7 ottobre, la Commissione europea ha avviato una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia e siamo ora in attesa delle indicazioni sulle modalità di rientro nei parametri.
Ancora più grave è la situazione dl lavoro. Abbiamo un esercito di senza lavoro aggiuntivo al contingente pre-crisi ( Settembre 2008 ), tanto ampio che le più recenti stime prevedono la perdita di oltre 1.200.000 posti di lavoro, gran parte dei quali non verrà riassorbito nel mercato del lavoro.
E, per concludere, un dato allarmante. Da una recente rilevazione dell'ISAE emerge come l'incidenza delle politiche adottate in funzione anticrisi dal nostro governo abbiano avuto un impatto positivo pari allo zero per cento sul PIL, a fronte dell'1,4 per cento della Germania, all'1 per cento della Francia e al 2,3 per cento della Spagna.
1.4. Le proposte generali del Partito Democratico per avviare una svolta.
Il Partito Democratico senza drammatizzare ma anche senza sottovalutare la portata della crisi, intende indicare una prospettiva realistica e seria proponendo chiare e precise politiche nazionali e locali in grado di portarci fuori dalla crisi e di costruire una nuova e solida fase di crescita economica, sociale e civile.
Noi siamo consapevoli delle grandi risorse e delle grandi potenzialità che il sistema paese, nonostante tutto, continua a mantenere. Siamo consapevoli che la crisi, oltre ai danni che provoca, ha l’altra faccia delle nuove possibilità e delle nuove opportunità che offre. Prima o poi dalla crisi economica usciremo; il problema è come; e, quindi, il dovere di una forza politica dotata di una visione nazionale e di prospettiva è quello di operare affinché dalla crisi si esca il più rapidamente possibile, con assetti non indeboliti e con strutture più capaci di fronteggiare le nuove sfide.
Ad esempio il nostro apparato produttivo, specie nella sua componente manifatturiera, è pronto, dopo la dura ristrutturazione del passaggio di secolo, ad approfittare di una possibile ripresa dei consumi nell'economia internazionale e della domanda di Qualità Italia che può giovarsi dell'esistenza di nuovi consumatori apparsi di recente sullo scenario internazionale.
Ma queste potenzialità sono destinate a restare tali, se non viene in campo un progetto consapevole della politica che riduca i fattori di debolezza ed esalti quelli di forza, e soprattutto se non si abbandonano le posizioni conservatrici che si oppongono, sulla base di una logica di tutela neocorporativa dello status quo, all'apertura dei mercati, alla concorrenza e alle necessarie riforme strutturali del settore pubblico e privato.
Circa un anno fa a livello nazionale il Partito Democratico ha elaborato e proposto una pacchetto anticrisi ( mobilitazione dell’1% del PIL pari a circa 16 miliardi di Euro ) che fa leva sull’esigenza di tutelare e sostenere i redditi da lavoro e le pensioni ( con una adeguata manovra fiscale ); sulla necessità di un forte potenziamento e sull’estensione a chi ne è sprovvisto del sistema degli ammortizzatori sociali; sul rilancio di una effettiva politica di investimenti nelle infrastrutture, nel settore dei trasporti, nel comparto delle energie rinnovabili; su misure concrete in funzione di una crescente presenza del Paese nella green economy; sulla riaffermazione di politiche industriali finalizzate in primo luogo all’innovazione; sul sostegno alla scuola, all’università e alla ricerca; sulla riapertura di adeguati flussi di credito e sul sostegno alla piccola e media impresa; sull’apertura di una nuova fase di crescita economica, sociale e civile ( per leggere le proposte dettagliate che il PD avanza in questa fase di discussione parlamentare sulla Finanziaria vai alla specifica scheda allegata al presente documento ).
In altre parole, secondo noi, è possibile coniugare ripresa del controllo sui conti pubblici con una fase di interventi di stimolazione dell’espansione economica la quale, per essere tale, ha bisogno di un aumento dei consumi interni, di un sostegno ai redditi medio-bassi, di una riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, del rilancio degli investimenti.
In altre parole, dopo troppi anni in cui l’enfasi è stata posta sulla preminenza della finanza, sul guadagno facile, occorre ritornare all’economia reale, ai fondamentali riassegnando centralità alla produzione e al lavoro.
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