Prospettive livornesi.it

la fascia costiera toscana nell'era della globalizzazione

 

 

Alpha channel logic.gif

 

 

 

 

 

 

 

multimedia

Newsletter

 

 

Globo terraqueo 3.gifGlobo terraqueo 2.gifStirling Animation.gif

 

Wolfhart pump2a.gif

 

 

 

Per leggere il testo integrale del nostro documento sullo sviluppo economico locale clicca qui.       Di seguito pubblichiamo i punti 4.1 e 4.7.

 

 

 

4.1. Base industriale e produttiva.

 

4.1.1. Da consolidare, qualificare, innovare  e allargare per creare lavoro e ricchezza; oggi c’è bisogno di più industria, in particolare manifatturiera, e non di meno industria. Naturalmente ci riferiamo a una concezione moderna dell’industria, con un alto contenuto tecnologico, dove i confini tra produzione e servizi non sono più rigidi come un tempo. La vorremmo, inoltre, fortemente ancorata al territorio, con propri Centri di ricerca, capace di aiutare uno sviluppo di filiera e di piccole imprese.

 

Nella città e nella provincia di Livorno storicamente si sono insediati importanti impianti industriali ( il Polo siderurgico a Piombino; il Polo chimico a Rosignano Solvay; la cantieristica navale, la componentistica auto, la chimica, la raffinazione del petrolio nell’area livornese; l’apparato energetico lungo tutta la costa ). Questa storia industriale della provincia di Livorno non può e non deve essere oscurata o offuscata; al contrario deve vivere una vita nuova, adeguata ai tempi.

 

Occorrono, oltre alla riqualificazione delle fabbriche esistenti e al loro radicamento sul territorio, nuovi processi di industrializzazione con la nascita di nuove imprese specialmente ad alto contenuto tecnologico. Devono essere verificate fino in fondo le possibilità di nuove imprese nell’ambito della green economy  e nel comparto delle nuove tecnologie informatiche e telematiche.

 

Il punto decisivo è attrarre nuovi investimenti dall’esterno e promuovere una più larga ed estesa classe imprenditoriale a livello locale.

 

Dovrà essere effettuata una riflessione attenta sulla migliore strumentazione istituzionale per il marketing territoriale e l’attrazione degli investimenti.

 

Per andare avanti e stimolare l’allocazione di nuove imprese è indispensabile valorizzare l’apparato industriale esistente il quale costituisce un patrimonio, una risorsa e una potenzialità non solo per la nostra provincia, ma per la regione toscana e il Paese.

 

Nel tempo abbiamo indicato gli obiettivi principali da perseguire per la salvaguardia e il rilancio delle singole unità produttive.

 

4.1.2. Limitandoci ora ai punti essenziali sottolineiamo la necessità, in primo luogo, di tutelare la presenza - stimolando al tempo stesso forti  innovazioni tecnologiche nei processi produttivi e nei prodotti - delle molteplici industrie della componentistica auto operanti nell’area livornese e pisana le quali da molti mesi stanno vivendo una fase di gravi difficoltà ( cassa integrazione generalizzata, espulsione dei lavoratori precari ) derivante dalla meno recente crisi dell’industria automobilistica a livello internazionale e nazionale e ulteriormente aggravata dalla più recente crisi economica globale. Queste Aziende, quasi tutte appartenenti a grandi multinazionali, prima dell’esplosione della crisi economica globale, negli ultimi anni avevano registrato un significativo processo di modernizzazione con l’attuazione di investimenti importanti e, talvolta, con la nascita di Centri di Ricerca&Sviluppo diventati leader nella multinazionale di riferimento. I bilanci delle singole unità produttive avevano equilibri economici positivi. Si tratta quindi di un apparato industriale niente affatto obsoleto, ma al contrario in grado di incrociare le strade della modernità e dell’innovazione.

 

Ora, nell’ottica di un graduale superamento della crisi della produzione automobilistica, occorre ancorare sempre di più al territorio le fabbriche della componentistica predisponendo le condizioni di un sistema e di una rete dell’automotive a livello locale e regionale.

Per questi motivi, a nostro avviso, nella fase iniziale della prossima legislatura regionale ( 2010 - 2014 ), dovrebbe essere messa in cantiere, dopo una adeguata preparazione, una Conferenza regionale sulla componentistica e sul settore della produzione dei mezzi di trasporto. La Regione toscana in questi anni si è mossa bene. Ma occorre andare ulteriormente avanti anche per permettere alla stessa Regione di partecipare a pieno titolo al tavolo di confronto nazionale sull’auto che comunque nei fatti non è stato ancora pienamente attivato per una limitatezza di visioni e di impegni dell’Esecutivo.

 

La vicenda più emblematica della crisi della componentistica livornese e, al tempo stesso, della lotta per superarla è rappresentata dalla questione ex Delphi. Dopo la improvvisa e unilaterale decisione della multinazionale americana - assunta più di tre anni fa -  di chiudere il sito livornese, in coerenza con le migliori tradizioni politiche e sociali del nostro territorio, è stato costruito un impegno comune e unitario tra Regione, Enti locali, Sindacati e lavoratori finalizzato alla reindustrializzazione della ex Delphi.

 

All’interno di alterne vicende è emerso nel tempo un progetto di un imprenditore privato  ( Rossignolo ) basato sull’idea di costruire auto di alta gamma, per un mercato di nicchia, utilizzando a tal fine sia stabilimenti dislocati in Piemonte da acquisire, sia un nuovo sito produttivo da far nascere nell’area o comunque dall’esperienza della ex Delphi. Per la realizzazione di questa idea la volontà di un singolo imprenditore sarebbe stata insufficiente poiché occorreva una molteplicità di interventi ( acquisizioni di aree e immobili, finanziamenti agevolati, rapporti con gli istituti di credito, ammortizzatori sociali e formazione professionale ). Superando le proprie competenze istituzionali Regioni ed Enti locali hanno fatto il massimo producendo una iniziativa davvero innovativa e inusuale.

 

E’ nato, pertanto, un progetto Toscana - Piemonte sulla base del quale recentemente è stato fatto un accordo che finalmente sembra assicurare un soluzione positiva alla vicenda ex Delphi.

 

In Piemonte viene acquisito da una Finanziaria regionale lo Stabilimento Pininfarina di Grugliasco ( fabbrica di carrozzerie in crisi che occupa circa 900 lavoratori ), e in Toscana - nell’area livornese - la SPIL ( Società degli Enti locali ) mette a disposizione un’area e un immobile per la reindustrializzazione ex Delphi.

 

La nuova Società privata costituita da Rossignolo prende in affitto i due siti produttivi prima indicati e concretizza il progetto.

 

Ora i lavoratori della ex Delphi giustamente auspicano che non insorgano intoppi, che venga presentato un piano industriale dettagliato, che venga definito un percorso di assunzioni, di formazione professionale e di tutela del reddito adeguato e preciso.

 

In questo quadro deve essere valorizzata - per la sua concretezza e il suo valore simbolico - la scelta compiuta dalle Amministrazioni locali di acquisire, tramite SPIL, le aree e gli immobili della TRW e della ex Delphi al fine di consolidare una prospettiva di radicamento e di sviluppo. Investimento previsto: circa 35 milioni di euro. A causa delle lungaggini imposte dalla proprietà dell’area ex Delphi ( nella sostanza dalla FIAT ) non è stato ancora stipulato il contratto finale. Per questo diventa inevitabile allocare la reindustrializzazione ex Delphi in un altro sito dell’area livornese ( peraltro già individuato da SPIL nel Comune di Collesalvetti ). In  qualsiasi caso la scelta coraggiosa e innovativa di acquisire le aree e gli immobili TRW ed ex Delphi     ( Livorno, zona di via Enriquez ) va mantenuta - come peraltro ha affermato l’Amministrazione comunale di Livorno - al fine di contribuire sia al consolidamento e al radicamento territoriale della fabbrica esistente e operante, sia all’affermazione di nuove prospettive di sviluppo industriale.

 

4.1.3. Nella cantieristica nautica l’Azienda Benetti - Azimut, insediatasi sul nostro territorio dopo la crisi del Cantiere navale, ha dimostrato nei fatti di confermare la propria funzione di leader nel panorama internazionale anche attraverso le produzioni livornesi degli Yacht di fascia alta le quali sono diventate un patrimonio dell’intero Gruppo industriale.

 

La riuscita di questa nuova allocazione produttiva si inserisce in un progetto più complessivo ( Porta a mare )  da tempo impostato dal Comune di Livorno e finalizzato alla crescita sia delle attività industriali, sia delle attività turistiche mediante la realizzazione di un Porto turistico e di funzioni connesse.

 

In questo ambito complessivo di rilancio dell’economia livornese devono continuare a trovare uno spazio adeguato le attività produttive di riparazione navale il cui valore per l’intera economia marittima locale è stato riconfermato dal recente studio della Camera di Commercio di Livorno.

 

Più in generale occorre operare per la costruzione di una filiera della cantieristica nautica in grado di coordinare gli interventi e promuovere la qualificazione o la nascita di nuove imprese.

 

Infine dovranno essere approntati o rilanciati piani e programmi per la valorizzazione delle costruzioni nautiche presenti sull’intero territorio della provincia di Livorno e nell’area pisana.

 

4.1.4. Negli ultimi 18 mesi, con una particolare evidenza anche sugli organi di informazione, si è creata una situazione di profonda incertezza sulla situazione e le prospettive dello Stabilimento ENI di Stagno. Tale situazione non è derivata né da difficoltà finanziarie, né dalla recessione globale in atto.

E’ derivata, invece, da rapidi e improvvisi mutamenti di linea della Dirigenza nazionale del grande gruppo petrolifero la quale, mentre solo lo scorso anno parlava di 250 milioni di euro da investire a livello locale, nell’estate di quest’anno pareva essere alla conclusione di una procedura per la vendita di una larga parte degli impianti produttivi di raffinazione a un Fondo finanziario nordamericano abbastanza noto per operazioni disinvolte propedeuitiche per la definitiva chiusura dello Stabilimento precedentemente acquistato.

 

Tutto questo ha determinato una forte reazione dei sindacati, dei lavoratori e delle istituzioni regionali e locali in conseguenza della quale è stato possibile ottenere ciò che fino a quel momento era sempre stato rifiutato: un tavolo di confronto nazionale con il Governo e l’ENI.

 

In data 17 Settembre, presso il Ministero dello sviluppo economico, è stato sottoscritto da parte di tutti i soggetti interessati, un accordo che blocca la svendita, riconosce il valore di una tavolo di confronto nazionale, sottolinea la necessità di investimenti e di un serio piano industriale.

Quindi un importante passo in avanti; ma le questioni di merito in relazione al concreto sviluppo industriale restano aperte anche se esplicitamente subordinate alla convocazione del tavolo nazionale di confronto.

 

4.1.5. Il grande Polo chimico di Rosignano Solvay oramai rappresenta storicamente un punto di forza dell’economia provinciale, regionale e nazionale il cui consolidamento e processo di potenziamento industriale deve rappresentare un impegno comune negli interessi generali del Paese.

Negli ultimi anni intorno ai grandi impianti del Polo chimico si sono insediate e sono cresciute piccole e medie imprese che rendono più robusta e diversificata l’economia del territorio.

Occorre continuare nel percorso intrapreso di un nuovo rapporto tra Polo chimico ed  Enti locali per la piena attuazione degli investimenti e degli interventi a salvaguardia dell’ambiente e del territorio.

 

4.1.6. In modo particolare nell’area livornese ( come in quella di Piombino ) la questione del SIN ( sito di interesse nazionale in rapporto alle bonifiche e al risanamento ambientale ) diventa incidente sull’assetto e le prospettive di molte fabbriche esistenti o che potrebbero nascere. La Legge istitutiva e le competenze fondamentali sono nazionali. Gli impegni sono enucleati.              Il problema è rilevante. La strada per avviare a soluzione i problemi sul tappeto è la predisposizione di un Accordo di programma tra tutti i soggetti interessati.

 

 

 

 

 

4.7. Non possiamo salvaguardare soltanto il patrimonio esistente peraltro ricco di potenzialità, ma dobbiamo allargare la base produttiva e di servizio facilitando la nascita o la venuta di nuove imprese in sede locale.

 

Il nuovo non può nascere sulle ceneri di quanto la storia ci ha fin qui consegnato e affidato. Al contrario il nuovo può affermarsi davvero se il patrimonio  produttivo e di servizio viene salvaguardato nell’unico modo possibile: con l’innovazione, con la creatività, con la modernizzazione.

 

Deve essere, inoltre, progressivamente portato avanti un progetto reale che faccia emergere relazioni, sistemi, reti, filiere, indotto in una economia locale sempre più integrata in dimensioni territoriali più ampie.

 

Su questa base, però, dobbiamo porci esplicitamente l’obiettivo, da una parte, di favorire lo sviluppo di una adeguata e diffusa imprenditoria locale che sia creatrice di nuove imprese; e, dall’altra parte, di  facilitare la nascita o l’allocazione sul nostro territorio di nuove imprese industriali, produttive e di servizio.

 

I tradizionali e i nuovi comparti in cui possono operare nuove imprese sono molteplici e vanno dalla green economy ( rifiuti industriali, produzione di impianti per le energie rinnovabili, impianti ecologici ) all’ICT, dall’agroalimentare alla logistica manifatturiera. La politica, oltre un certo limite, non ha il compito di dare indicazioni particolareggiate. Ma l’esigenza oggettiva  è che il territorio ha bisogno dello sviluppo di nuove imprese; in primo luogo di quelle piccole e medie.