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giovedì, 31 dicembre 2009

 

Contro la repressione, per la difesa dei diritti umani e delle libertà

 

Iran: il regime torna a insanguinare la piazza.

 

Ahmadinejad soffoca il dissenso dell'Onda Verde: 15 morti è il bilancio provvisorio di 5 giorni di scontri. Marcenaro (PD) convoca in seduta straordinaria la commissione Diritti Umani del Senato: "Il governo deve intervenire".

 

“Consigliamo ai manifestanti di smettere di protestare. Altrimenti le reazioni della polizia saranno durissime”. Era stato questo il monito intimidatorio del regime iraniano alla piazza, diffuso dal capo della polizia Esmail Ahmadi-Moqadam il 23 dicembre a seguito delle prime, pacifiche, proteste in occasione della cerimonia in onore del defunto ayatollah Montazeri.

 

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Torna la guerriglia civile: 15 morti. Oggi, cinque giorni e 15 morti dopo, l’agghiacciante promessa del governo di Teheran si trasforma in una crudele realtà. Lo scenario che da giorni si è impossessato della capitale iraniana è quello di una guerriglia civile. Gli attori sono gli stessi dello scorso giugno: da una parte l’onda verde che chiede una svolta democratica per il proprio paese, dall’altra un regime sanguinario e repressivo che soffoca il dissenso nel sangue.

 

 

I luoghi degli scontri. Nei giorni che precedono e seguono la più importante ricorrenza sciita, l’Ashura (27 dicembre), gli scontri si diffondono a macchia d’olio in ogni zona della città. Centri nevralgici sono le aree meridionale e centrale dove, come riferito da Jaras, sito internet dell’opposizione, “Agenti in assetto anti sommossa hanno rotto i vetri delle auto in corsa” che suonavano il clacson in segno di solidarietà con i manifestanti. Sempre la stessa fonte informa che le forze dell’ordine avrebbero lanciato lacrimogeni contro i manifestanti riuniti nella piazza centrale di Teheran, intimando loro di disperdersi immediatamente. Al rifiuto della folla, colpevole solo di aver intonato cori contro il presidente-dittatore, sarebbero seguiti arresti e pestaggi. Fra i numerosi morti, 15 fino a oggi, anche un nome noto: Seyed Ali Moussavi, nipote del leader dell’opposizione Mir Hossein Moussavi. Nonostante la notizia sia appurata e diffusa dalla stessa tv nazionale, il corpo del 35enne non è stato ancora rinvenuto. La polizia ha aperto un’indagine in merito ma a questo punto cresce il sospetto che dietro al giallo del cadavere trafugato possa agire la longa manus del regime, poco incline a consentire un’autopsia che potrebbe accertare responsabilità da parte delle forze dell’ordine.

 

La censura del governo. Nonostante il numero di morti e feriti cresca di giorno in giorno, il governo ha avuto bisogno di oltre tre giorni di menzogne (le fonti ufficiali riferivano che la polizia non aveva sparato e che i morti erano stati causati da incidenti stradali) prima di ammettere che la repressione è stata durissima e i morti superano la decina. Numerosi anche gli arresti, più di 300, fra i quali secondo fonti dell’opposizione ci sarebbero anche Ali Riza Beneshti, il più stretto collaboratore di Moussavi, l’ex ministro degli Esteri Ibrahim Yazdi, e altri cinque attivisti anti governativi.

 

Lo sdegno della comunità internazionale. Mentre il presidente iraniano Ahmadinejad accusa i paesi occidentali di “aver fomentato le proteste nella Repubblica islamica”, e i dirigenti europei di “essere uno più stupido dell’altro perché non hanno capito che i loro sforzi di boicottare il governo non avranno alcun effetto”, da tutto il mondo continuano ad arrivare messaggi di condanna al suo regime. Gli Usa si sono espressi duramente contro la repressione violenta e ingiusta di civili che cercano di esercitare i loro diritti universali in Iran. Mike Hammer, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano ha affermato: “La speranza, la storia e ed anche gli Stati Uniti sono dalla parte di coloro che vogliono esprimere in modo pacifico i loro diritti universali”. Ferma condanna è arrivata anche dalla Francia, come dal Canada che ha parlato di “violenza brutale”.

 

La condanna del Partito Democratico. Il PD punta il dito contro il regime iraniano e chiede al governo italiano di intervenire.

 

In un'intervista a "l'Unità", Piero Fassino responsabile Esteri ribadisce che "I diritti umani sono al primo posto. Penso sia necessario avviare una riflessione sulla strategia finora adottata. Ad oggi, la comunità internazionale ha puntato ad avere garanzie dal regime iraniano, senza peraltro ottenerne. Mi chiedo se non sarebbe più giusto chiedere il pieno rispetto dei diritti e della democrazia, subordinando a questo l'atteggiamento sul nucleare. In fondo la comunità internazionale non teme il nucleare francese, indiano o inglese perché Francia, India e Inghilterra sono paesi democratici". Per il responsabile Esteri le proteste dell'Onda verde "non sono una fiammata", ma la dimostrazione che esistono "due Islam: c'è un Islam integralista, antioccidentale, antidemocratico, e c'è un Islam, invece, che non rifiuta la modernità e vuole vivere la sua identità nella democrazia dei diritti". Per questo "chiediamo al governo italiano, in considerazione delle intense relazioni che il nostro paese ha con l'Iran, di intervenire con determinazione sulle autorità di Teheran perché cessi immediatamente questa tragica spirale di violenza".

 

“E’ per queste ragioni – afferma Pietro Marcenaro, presidente commissione Diritti Umani - che ho deciso di convocare per mercoledì 30 dicembre una seduta straordinaria della Commissione diritti umani del Senato. Siamo profondamente turbati e preoccupati per quanto sta accadendo in questo ore in Iran. Le notizie di gravissimi scontri di piazza con morti, feriti e numerosi arresti indicano un'ulteriore evoluzione negativa della situazione. Chiediamo al Governo italiano di intervenire sulle autorità iraniane perché cessi la repressione, sia garantita la libertà di parola e di manifestazione e trovi finalmente una risposta positiva la protesta popolare che dall’indomani delle elezioni dello scorso giugno scuote il paese.”

 

Sulla stessa linea Marina Sereni, vice presidente dl PD: "Alle immagini agghiaccianti che arrivano dall'Iran la comunità internazionale e l'opinione pubblica mondiale hanno il dovere di rispondere con determinazione. La repressione violenta contro il movimento verde è inaccettabile perché colpisce migliaia di giovani che chiedono semplicemente e pacificamente libertà di espressione e di manifestazione. Chiediamo al governo italiano di farsi immediatamente promotore di una concreta iniziativa europea e di sostenere ogni azione di pressione internazionale nei confronti del governo di Teheran affinché cessino le violenze contro il movimento di opposizione democratica, le forze riformiste iraniane e gli organi di informazione indipendente".

 

Il Vice Presidente del Senato, Vannino Chiti dichiara: ''Le notizie che giungono dall'Iran sono di ora in ora più preoccupanti. I morti per le strade, le retate di leader politici dell'opposizione, gli arresti di giornalisti, le chiusure di giornali denunciano una drammatica escalation della repressione. Il regime iraniano sta violando i diritti umani e perseguitando il suo popolo. Occorre che la comunita' internazionale e i singoli stati intervengano sul governo iraniano per far cessare le violenze e iniziare un confronto che porti a una soluzione politica della crisi''.

 

Catiuscia Marini, responsabile Relazioni Internazionali, segreteria del Pd afferma: “Le notizie drammatiche che giungono in queste ore dall’Iran con la violenta repressione messa in atto dal regime di Teheran contro gli oppositori e l’escalation di arresti e morti colpiscono profondamente tutti noi e l’opinione pubblica mondiale. Da mesi assistiamo ad una spirale di violenza da parte delle autorità iraniane nei confronti dei giovani e del movimento verde, protagonisti per l’affermazione dei diritti civili e della democrazia nel Paese, culminata con l’arresto dell’ex ministro Ebrahim Yazdil, leader dell’opposizione e voce critica del regime. Dobbiamo mettere in atto come comunità internazionale tutte le azioni e le pressioni che possano contribuire a fermare la violenza e gli arresti in Iran, aprendo la strada del dialogo e della convivenza pacifica nel Paese. Chiediamo al governo italiano di adoperarsi in Europa e nelle sedi internazionali per fare pressione sulle autorità di Teheran perché vengano rispettati i diritti umani universali di migliaia di persone che manifestano per la libertà d’opinione e per la democrazia in Iran”.

 

Dal sito web del PD

 http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/91659/...

Iv.Gia